13 ago. 2010

Iran, si conclude dopo 16 giorni lo sciopero dei prigionieri politici a Evin, hunger strike finished, terminó la huelga de hambre

di Marco Curatolo  http://www.articolo21.org/1586/notizia/iran-si-conclude-dopo-16-giorni-lo-sciopero-dei.html

Iran, si conclude dopo 16 giorni lo sciopero dei prigionieri politici a Evin
Nel carcere di Evin (Teheran), sezione 350, lo sciopero della fame è terminato. È durato dal 26 luglio al 10 agosto.
È stata senza dubbio l’azione più eclatante condotta dai dissidenti iraniani in prigione dopo la repressione seguita alle elezioni di un anno fa: la prova, forse, che nella situazione attuale, con in cella alcuni tra i più brillanti esponenti dell’opposizione, il carcere stesso è diventato uno dei principali luoghi di confronto politico con il regime.
Superato il quindicesimo giorno di protesta, i 16 prigionieri politici in lotta hanno deciso di porre termine a un digiuno che li ha condotti allo stremo delle forze. Avevano cominciato in 17, per chiedere rispetto dei loro diritti e migliori condizioni in carcere; ma alcuni giorni fa uno di loro, il fotografo Babak Bordbar, era stato rilasciato.
Dal 4 agosto, tre dei prigionieri, i giornalisti Bahman Ahmadi Amouii e Keyvan Samimi e il leader del movimento studentesco Majid Tavakoli, avevano anche smesso di bere. Ieri, al sesto giorno di sciopero della sete, Tavakoli ha perso conoscenza ed è stato trasferito d’urgenza nel centro medico della prigione. Del resto nel corso di queste due settimane quasi tutti gli scioperanti hanno avuto bisogno di cure.
Riportiamo i loro nomi, ricordando che si tratta di giornalisti, studenti, attivisti per i diritti umani e in alcuni casi semplici cittadini arrestati per strada durante le proteste dei mesi scorsi, tutti senza colpa alcuna se non quella di avere liberamente espresso il proprio dissenso nei confronti del regime: Ali Malihi, Bahman Ahmadi Amouii, Hossein Nouraninejad, Abdollah Momeni, Ali Parviz, Hamid Reza Mohammadi, Jafar Eghdami, Babak Bordbar, Zia Nabavi, Ebrahim Babaie, Kouhyar Goudarzi, Majid Dori, Majid Tavakoli, Keyvan Samimi, Qolamhossein Arashi, Payman Karimi, Mohammad Hossein Sohrabi Rad.

Stamattina Kaleme, sito web vicino al leader dell’opposizione Mir Hossein Mousavi, dà notizia della decisione dei 16 prigionieri di tornare ad assumere cibo. Tutti tranne uno: Keyvan Samimi ricomincia a bere, ma continua a non mangiare finché non saprà che tutti i suoi compagni sono stati tolti dall’isolamento e ricondotti nella sezione generale della prigione. Attraverso Kaleme, i 16 fanno pervenire alla nazione un messaggio: “Continueremo a batterci per il rispetto dei diritti umani e per quello dei diritti fondamentali dei detenuti”. La sospensione dello sciopero arriva dopo le sempre più pressanti richieste in tal senso arrivate nei giorni scorsi da numerosi leader politici riformisti, in primis Mousavi e Karoubi, così come da molti familiari e da altri prigionieri politici, detenuti a Evin o a Rajai Shahr. Tutti chiedevano ai 16 di fermarsi per non mettere a repentaglio la propria salute.
Fuori dal carcere di Evin, per due settimane, le famiglie si sono radunate aspettando inutilmente novità che non arrivavano, dato che le autorità non hanno permesso alcun tipo di contatto formale tra i 16 scioperanti e il mondo esterno. Anzi, molti parenti sono stati a loro volta aggrediti dalle forze dell’ordine e minacciati di arresto nel caso che avessero deciso di rilasciare interviste e diffondere notizie sulle condizioni dei loro cari.
La sospensione dello sciopero era stata nell’aria, ma presto smentita, dopo la liberazione di Babak Bordbar, avvenuta il 7 agosto. Era questa infatti una delle cinque richieste rivolte al regime dai prigionieri in sciopero. La situazione di Bordbar era scandalosa e sconcertante: benché fosse stato ordinato dalla magistratura il suo rilascio, inopinatamente invece di tornare in libertà egli era stato spedito in isolamento. Le altre richieste riguardavano tutte il rispetto dei diritti dei detenuti e dei loro familiari; la possibilità (troppo spesso negata) di ricevere visite dai parenti; di leggere libri e giornali; la sospensione dell’isolamento per molti di loro; una maggiore durata delle telefonate concesse ai prigionieri e più ampi spazi a loro disposizione nelle celle; la fine degli atteggiamenti offensivi e insultanti delle guardie nei confronti dei prigionieri e delle loro famiglie. Riguardo a queste rivendicazioni, i 16 hanno ottenuto promesse dal procuratore di Teheran Dolotabadi e da altre autorità, giudiziarie e carcerarie.
Sta ora anche alla comunità internazionale vigilare sul mantenimento di quelle promesse.

 

 

In Evin prison (Tehran), section 350, the hunger strike ended. It lasted from July 26 to August 10.
It was undoubtedly the most striking action carried out by Iranian dissidents in prison after the crackdown that followed the elections a year ago: proof, perhaps, that in the current situation in the cell with some of the brightest members of the opposition, the same prison became a favorite of political confrontation with the regime.
After the fifteenth day of protest, the 16 political prisoners have decided to fight to end a hunger strike that led them to the extreme forces. They started in 17, ask for their rights and better conditions in prison, but a few days ago one of them, the photographer Babak Bordbar, was issued.
Since August 4, three prisoners, journalists and Bahman Ahmadi Amou Keyvan Samim and the leader of the student movement Majid Tavakoli, had also stopped drinking. Yesterday, the sixth day of thirst strike, Tavakoli lost consciousness and was transferred to emergency medical center in the jail. Moreover during these two weeks nearly all the strikers needed care.
Here are their names, remembering that they are journalists, students, human rights activists and ordinary citizens in some cases arrested during street protests of recent months, all without any guilt but to have freely expressed their disapproval against the regime: Ali Malihi, Bahman Ahmadi Amou, Hossein Nouraninejad, Abdollah Momeni, Ali Parviz, Hamid Reza Mohammadi, Jafar Eghdami, Babak Bordbar, Aunt Nabavi, Ebrahim Babaii, Kouhyar Goudarzi, Dori Majid, Majid Tavakoli, Keyvan Samim, Qolamhossein Arashi , Payman Karimi Rad Mohammad Hossein Sohrabi.
Kalem morning, website close to the opposition leader Mir Hossein Mousavi, shall announce the decision of the 16 prisoners back to eating. All except one: Keyvan Samim begins to drink, but still will not eat until all his comrades were removed from isolation and traced in the general section of the prison. By Kalem, the 16 have sent a message to the nation: "We will continue to fight for respect for human rights and the fundamental rights of detainees." The suspension of the strike comes after the increasingly pressing demands to that effect arrived in recent days by many leading political reformers, primarily mouse and Karoubi, as well as many family members and other political prisoners or detainees in Evin Rajai Shahr. All asked to stop for the 16 not to endanger their health.
Outside the Evin prison for two weeks, families gathered waiting for news that did not come in vain, since the authorities did not allow any kind of formal contact between the 16 strikers and the outside world. Indeed, many parents have themselves been attacked by the police and threatened with arrest if they chose to give interviews and spread the word about the condition of their loved ones.
The suspension of the strike was in the air, but soon proved wrong, after the liberation of Babak Bordbar, which occurred on August 7. This was indeed one of the five requests under the prisoners on strike. The situation was scandalous and shocking Bordbar: although it was ordered by the magistrate issuing it, rather unexpectedly to return to freedom, he was sent into isolation. Other requests related to all the rights of prisoners and their families, the possibility (too often denied) to receive visits from relatives, read books and newspapers, the suspension of isolation for many of them, a longer duration of calls accorded to prisoners and wider spaces available to them in cells, the end of the offensive and insulting attitudes of the guards towards the prisoners and their families. With regard to these claims, the 16 have been promised by the prosecutor of Tehran Dolotabadi and other authorities, judicial and prison.
Is now also the international community to ensure the maintenance of those promises.

 

 

En la cárcel de Evin (Teherán), sección 350, la huelga de hambre terminó. Duró desde julio 26 hasta agosto 10.
Fue, sin duda, la acción más llamativa llevada a cabo por los disidentes iraníes en prisión tras la represión que siguió a las elecciones de hace un año: la prueba, tal vez, que en la situación actual en la celda con algunos de los miembros más brillantes de la oposición, la misma prisión se convirtió en un favorito de la confrontación política con el régimen.
Después de los quince días de protesta, los 16 presos políticos han decidido luchar para poner fin a una huelga de hambre que les llevó a las fuerzas extremas. Comenzaron en el 17, pregunte por sus derechos y mejores condiciones en la cárcel, pero hace unos días uno de ellos, el fotógrafo Babak Bordbar, se publicó.
Desde 04 de agosto, tres prisioneros, periodistas y Bahman Ahmadi Amou Keyvan Samim y el líder del movimiento estudiantil Tavakoli Majid, también había dejado de beber. Ayer, el sexto día de huelga de sed, Tavakoli perdió el conocimiento y fue trasladado al centro médico de emergencia en la cárcel. Además, durante estas dos semanas casi todos los huelguistas el cuidado necesario.
Éstos son sus nombres, recordando que son periodistas, estudiantes, activistas de derechos humanos y ciudadanos de a pie, en algunos casos detenidos durante las protestas callejeras de los últimos meses, todos, sin ninguna culpa, sino que libremente han expresado su desaprobación contra el régimen: Ali Malihi, Bahman Ahmadi Amou, Nouraninejad Hossein, Abdollah Momeni, Parviz Ali, Hamid Reza Mohammadi, Eghdami Jafar, Bordbar Babak, Nabavi tía, Babaii Ebrahim, Goudarzi Kouhyar, Majid Dori, Tavakoli Majid, Samim Keyvan, Qolamhossein Arashi , Karimi Rad Payman Mohammad Hossein Sohrabi.
Kalem la mañana, cerca de web a la líder de la oposición Mir Hossein Mousavi, anunciará la decisión de los 16 presos de nuevo a comer. Todas, excepto una: Keyvan Samim empieza a beber, pero aún no comerá hasta que todos sus compañeros se retiraron del aislamiento y la localización en la parte general de la prisión. Por Kalem, los 16 han enviado un mensaje a la nación: "Vamos a seguir luchando por el respeto de los derechos humanos y los derechos fundamentales de los detenidos". La suspensión de la huelga se produce después de las demandas cada vez más apremiante en este sentido llegaron en los últimos días por muchos líderes políticos reformistas, principalmente ratón y Karoubi, así como miembros de la familia y de otros presos o detenidos políticos en Evin Rajai Shahr. Todos solicitar que deje para el 16 no poner en peligro su salud.
Fuera de la prisión de Evin, durante dos semanas, las familias se reunieron en espera de noticias que no vienen en vano, ya que las autoridades no permitieron ningún tipo de contacto oficial entre los 16 huelguistas y el mundo exterior. De hecho, muchos padres han sido atacados por la policía y amenazados con ser detenidos si optó por conceder entrevistas y difundir la información sobre el estado de sus seres queridos.
La suspensión de la huelga estaba en el aire, pero pronto demostró que estaban equivocados, tras la liberación de Babak Bordbar, ocurrido el 07 de agosto. Esta era una de las cinco solicitudes en virtud de los presos en huelga. La situación era escandalosa y chocante Bordbar: a pesar de que fue ordenada por el juez de su expedición, en lugar de forma inesperada para volver a la libertad, fue enviado en cuarentena. Otras peticiones relacionadas con todos los derechos de los presos y sus familias, la posibilidad (muy a menudo negado) para recibir visitas de sus familiares, leer libros y periódicos, la suspensión de aislamiento de muchos de ellos, una mayor duración de las llamadas otorgadas a los prisioneros y espacios más amplios a su disposición en las células, el final de las actitudes ofensivas e insultantes de los guardias hacia los presos y sus familias. Con respecto a estas reclamaciones, el 16 han sido prometidos por el fiscal de Teherán Dolotabadi y otras autoridades, judiciales y carcelarias.
Es ahora también a la comunidad internacional para garantizar el mantenimiento de esas promesas.

 

Na prisão de Evin (Teerã), seção 350, a greve de fome acabou. Durou de 26 julho - 10 agosto.
Foi, sem dúvida, a ação mais notável realizado por dissidentes iranianos na prisão após a repressão que se seguiu às eleições de um ano atrás: a prova, talvez, que na situação actual na célula com alguns dos mais brilhantes membros da oposição, o mesma prisão se tornou um favorito do confronto político com o regime.
Após o décimo quinto dia de protesto, os 16 presos políticos decidiram lutar para acabar com uma greve de fome que os levou a forças extremas. Eles começaram em 17, para pedir seus direitos e melhores condições na prisão, mas há poucos dias um deles, o fotógrafo Babak Bordbar, foi emitido.
Desde 04 de agosto, três prisioneiros, jornalistas e Bahman Ahmadi Amou Keyvan Samim e líder do movimento estudantil Majid Tavakoli, também havia parado de beber. Ontem, o sexto dia de greve de sede, Tavakoli perdeu a consciência e foi transferido para o centro de emergência médica no presídio. Além disso, durante estas duas semanas quase todos os grevistas o cuidado necessário.
Aqui estão os seus nomes, lembrando que eles são jornalistas, estudantes, ativistas de direitos humanos e cidadãos comuns em alguns casos, presos durante protestos de rua dos últimos meses, todos, sem qualquer culpa, mas para ter livremente expressa sua desaprovação contra o regime: Ali Malihi, Bahman Ahmadi Amou, Nouraninejad Hossein, Abdollah Momeni, Parviz Ali, Hamid Reza Mohammadi, Eghdami Jafar, Bordbar Babak, Nabavi tia, Babaii Ebrahim, Goudarzi Kouhyar, Majid Dori, Majid Tavakoli, Samim Keyvan, Qolamhossein Arashi , Karimi Payman Rad Mohammad Hossein Sohrabi.
Kalem manhã, próximo ao website líder da oposição, Mir Hossein Mousavi, deve anunciar a decisão dos 16 prisioneiros para comer. Todos, exceto um: Keyvan Samim começa a beber, mas ainda não vai comer até que todos os seus companheiros foram retirados de isolamento e seguiu na parte geral do presídio. Por Kalem, o 16 enviou uma mensagem à nação: "Vamos continuar a luta pelo respeito dos direitos humanos e os direitos fundamentais dos detidos". A suspensão da greve vem após a demandas cada vez mais premente para o efeito chegou nos últimos dias por muitos líderes políticos reformadores, principalmente mouse e Karoubi, bem como muitos membros da família e outros presos políticos detidos em Evin ou Rajai Shahr. Todos pediram para parar de 16 a não pôr em perigo a sua saúde.
Fora da prisão de Evin, por duas semanas, as famílias reunidas à espera de notícias que não veio em vão, uma vez que as autoridades não permitem qualquer tipo de contato formal entre os 16 e os atacantes do mundo exterior. Na verdade, muitos pais foram também atacados pela polícia e ameaçados de prisão se eles escolheram para dar entrevistas e espalhar a palavra sobre a condição dos seus entes queridos.
A suspensão da greve estava no ar, mas logo se revelaram erradas, depois da libertação de Babak Bordbar, ocorrida em 07 de agosto. Este foi realmente um dos cinco pedidos sob os presos em greve. A situação era chocante e escandaloso Bordbar: apesar de ter sido ordenada pelo magistrado emissão, de modo bastante inesperado para voltar à liberdade, ele foi enviado para o isolamento. Outros pedidos relacionados com os direitos dos presos e suas famílias, a possibilidade (muitas vezes negada) para receber visitas de parentes, ler livros e jornais, a suspensão de isolamento para muitos deles, uma duração de chamadas concedidas aos prisioneiros e os espaços de maior à sua disposição nas células, o fim das atitudes ofensivas e insultos dos guardas para os prisioneiros e suas famílias. Com relação a esses créditos, os 16 têm sido prometido pelo procurador de Teerã Dolotabadi e outras autoridades, judiciais e penitenciários.
Agora é também a comunidade internacional para garantir a manutenção dessas promessas.

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